Dall’Italia con furore
Ebbene sì, nulla accade per caso. Questa trasferta nel cuore
di Parigi per un gruppo di artisti provenienti da
varie regioni d’Italia, è principalmente la realizzazione di un desiderio
comune, l’incontro e il confronto con una grande città dell’arte e della
cultura che è universalmente simbolo di libertà e di accoglienza. Simbolo e
realtà oggi non privi di aspetti problematici, di
segnali di disagio che sono stati recentemente motivo di riflessione e
preoccupazione. Francesi o italiani, siamo anche e
soprattutto europei, il che significa che forze e debolezze dei nostri paesi
saranno sempre più forze e debolezze di tutti. Consapevoli di ciò,
ognuno può secondo il suo ruolo sociale operare affinché metta radici quella
fraternità tra i popoli che è tra i grandi ideali che la Francia ci ha regalato. Questa
mostra è dunque l’occasione per presentare molteplici esempi della creatività
made in Italy, una creatività che reca tanti diversi
messaggi, espressioni di individualità nate da quella vasta
e differenziata situazione che è la realtà artistica italiana, forte di
tradizioni locali molto vive, di accademie e scuole d’arte diffusissime in ogni
regione, che mantengono salde le radici nel territorio e nella sua storia, e
che da ciò si avvalora come espressione di una cultura unica e non
sostituibile. Ma l’arte è anche e soprattutto un linguaggio universale, e
l’artista, anche quando segue una ricerca dettata da accesa individualità,
opera alla costruzione di un linguaggio universale, che è spazio della libertà
e luogo della rappresentazione di ogni differenza. E’
proprio questa la caratteristica principale di questa rassegna sull’arte
italiana di oggi, una collettiva libera da pregiudizi,
libera da letture precostituite, che vede esclusivamente partecipi coloro che
hanno aderito ad un progetto e ne hanno materialmente sostenuto la
realizzazione. Difficile tracciare le linee di una lettura critica con una
rappresentanza così fluida. La rassegna si avvalora di presenze con importanti
esperienze e curricula di tutto rispetto, e altri
giovanissimi, segnalati nei concorsi nazionali per emergenti. E’ il caso di Alessio Artoni, vincitore del
Festival delle Arti di Bologna, che si impone con una cifra stilistica tra
figurazione e astrazione già perfettamente individuata; mentre il ventenne
milanese Thomas Berra ha
attirato l’attenzione di un critico esigente come Achille Bonito Oliva che ne
ha sottolineato la carica espressiva e l’attualità; sulla qualità del lavoro di
Daniela Grifoni è invece intervenuto Vittorio Sgarbi, che le ha dedicato una
segnalazione nel suo ultimo libro. Stilisticamente si individua
un drappello della Nuova Figurazione, molto intensa e di matrice espressionista
in Nina Nasilli, Enzo Barbon,
Ardè, Pisciottano, più
concentrata su armonie cromatiche pure nelle figure erotiche di Gil David (quest’ultima torna a Parigi dove ha vissuto a
lungo e dove è anche avvenuta la sua formazione artistica) fino alle
realizzazioni puramente grafiche ma piene di fantasia del giovane bolognese
Umberto Stagni. Schieramento questo di cui sono io stessa
partecipe, con alcune opere sulla seduzione. Un’altra nutrita
partecipazione vede esponenti della Nuova Astrazione con tratti a volte più
informale o post-cubisti, con la Grifoni sulla linea di una gestualità
impreziosita da un colorismo “bizantino”, la veneziana Ennia Gobbo, Vanni Bellea e Leonardo Fiaschetti che in modi diversi
costruiscono uno spazio di tasselli colorati, Manuela Veri che non si allontana
dalla lezione storica di Picasso. Un altro polo è quello
dei pittori della tradizione paesaggistica, la trevigiana Lidia Pavan, il leccese Luigi De Giovanni, il molisano Antonio
Ricci, che raccontano il “bel Paese” con la
spontaneità di un linguaggio popolare. Interessante la
partecipazione dei quattro fotografi, Mario Vidor,
Paolo Gotti, Gianpaolo Cantelmo e la giovane
Margherita Cecchini, che rappresentano anche quattro diversi modi della
fotografia contemporanea. Di assoluto rilievo
lo scultore Giuseppe Cavallini, che nelle sue figure ridà modernità al sogno
classico, e il lavoro di Penelope, che recupera l’antica arte della tessitura e
del cucito applicandola a realizzazioni originali e divertenti. Dunque,
dall’Italia con furore (quel “furor” che ben conoscevano i latini, come stato di accensione dei sensi e della volontà, quello stato quasi
trascendente che ogni artista sperimenta quando si applica al suo lavoro). La
nostra mostra collettiva di artisti italiani
contemporanei vuole essere un piccolo ma vivace segnale, poiché nulla accade
per caso, ma abbiamo fiducia che le nuove prossime conquiste saranno nel segno
della partecipazione a un amalgama culturale sempre più libero e condiviso.
Daniela Bellotti