I giochi delle
metafore
La principale
preoccupazione di questi artisti,raccolti in una
Collettiva d’eccezione, è quella di confermare,ancora una volta,
che l’arte è il
grande gioco degli intrecci possibili.
In particolare
si continua l’antica sperimentazione della retorica e delle sue figure. A
qualcuno potrebbe sembrare strano parlare di metafora dell’arte. Oggi,più che mai, questo ritorno ad un barocchismo delle
immagini, che rinviano sensi e significati o sottendono sofisticate allusioni,
come se ci ritrovassimo,improvvisamente, di fronte alle mirabolanti forgeries di novelli Arcimboldo,
viene scelto quale esorcizzante di una quotidianità disordinata
e finalizzata ad effetti disgreganti e di rapida
decomposizione.
Il gioco delle
metafore non solo applicato alla composizione artistica, ma,nel
nostro caso, alla “cultura”, quale fonte di motivazioni e di “somma della
saggezza naturale”(Pico della Mirandola).
I principali
paradigmi concettuali della società tecnologica quali: ”società
dell’incertezza”,“nuovo capitalismo”, “postfordismo”,
sollecitano nell’artista una continua riflessione, non sulle origini di tutto
questo dilagante fenomeno
dei
“post”, ma sugli inesorabili effetti,con travolgenti ricadute sui nuovi
comportamenti e nuove mode.
Gli artisti di
questa Collettiva,inevitabilmente, esprimono
formazioni artistiche eterogenee; come diverse sono le produzioni che
comprendono la fotografia e la pittura (con scelte stilistiche e performative
molto personalizzate).
La fotografia
fissa le immagini della metafora della vita e delle sue “manifestazioni”
visive: è il mistero dell’esistenza,della nascita che
si afferma attraverso la plasticità e la danza ritmica dei corpi maschile e
femminile.
La pittura
trasforma le gestualità quotidiane, il cerimoniale del vissuto, le relazioni ed
i comportamenti,nel simulacro delle metafore, per
offrire le maschere che nascondono le verità e l’enigma della natura dell’uomo.
La natura che fa dell’arte l’essenza della trasposizione della metafora.
In questi
artisti si sottolinea la drammaticità del presente e
si offre uno spaccato della quotidianità senza desideri e senza futuro.
Sembra di
sfogliare un almanacco dell’attualità, un’antologia della cronaca corrente dove
in alcuni casi sembra essere privilegio una sorta di feticismo delle figure,
che appaiono sagome, ritagli di una vitalità spenta,ormai
destinata alla sua impotenza del vivere.
Da tutto questo universo,qui raccolto, si
coglie, senza alcun dubbio, il senso della precarietà, non solo contingente, ma
della Storia nel suo inarrestabile divenire.
In particolare,questo stato di smarrimento, è sottolineato anche dalle
scelte stilistiche, che ripropongono l’informale come fuga dalla realtà e come dialettica tra
i fantasmi delle “certezze” e la metafora delle “situazioni illusorie” del
nostro vivere sociale.
La metafora
diviene così l’inevitabile sdoppiamento tra la realtà fattuale
e la graduale perdita dell’Io. Il rischio che tutto divenga
virtuale è ormai evidente,non solo in
senso informatico o tecnologico, ma culturale, poiché il mondo
dell’affettività, delle relazioni , della comunicazione passa attraverso fasi
unidirezionali di una formazione sempre più globalizzata
ed omologata.
Forse ricorrere
alla metafora può divenire l’unico motivo per saper gestire il liguaggio artistico e renderlo speculare al necessario
travestimento ironico per evitare le stregonerie della leggerezza del
visibile e del possibile.
Franchino
Falsetti