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Specchia.it / sezione Cultura

Galleria Mentana Firenze

Luigi de Giovanni a Seulo a dipingere (Galleria Mentana)

 

 

 

 

 

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VIVERE IL BORGO

Specchia, tra vicoli bianchi e due mari Schiavi felici della bellezza
Socialità e attività legate al territorio nel centro salentino «più alto» (131 metri) da cui si vede l’Albania
di Luca Bergamin

 

 

Le «chiavi» a Specchia le hanno affidate a un ragazzo di 17 anni che sogna di diventare oncologo ma intanto, in attesa che gli schiudano le porte di un avvenire medico illustre, apre… quelle del Castello Protonobilissimo-Risolo e del più grande frantoio ipogeo di questa terra di ulivi, che sono le ricchezze più sonanti di questo bianco borgo, l’unico in altura (131 metri sul livello dei due… mari, l’Adriatico e lo Ionio, entrambi vicinissimi) di tutto il Salento. Qui gli anziani se ne stanno gioiosamente seduti sulle panchine della via principale, e guardano i giovani pizzicare la vita del paese.

Come appunto Gianmarco Pizza, studente al liceo scientifico, che nel tempo libero fa la guida volontaria: «Dare una mano per far conoscere quello che abbiamo di prezioso e che ci inorgoglisce è un dovere che, credo, ogni ragazzo italiano dovrebbe sentire e compiere nei confronti del proprio luogo di origine. È un contributo d’amore! Del resto come si fa a non amare questo luogo eretto su di una altura di sassi, come lascia intendere l’etimologia di “specula”, per difendersi dai turchi che spadroneggiavano a Otranto, circondato da milioni di ulivi.


Dal tetto del Castello si avvistano le montagne dell’Albania». Provare per credere, assaggiare prima di comprare: dalle guide alle fornarine, a Specchia ci tengono a farti capire che questa bellezza, piacere della vita è autentico. Così Gianmarco ti porta sul tetto del castello, dove in estate è issato lo schermo per il cinema all’aperto più scenografico del Sud Italia, da cui si intravedono proprio le cime della nazione delle aquile. E i taralli, la delizia gastronomica locale, non te li lasciano acquistare se prima non li hai assaggiati. Un po’ come fa Carmen Greco, 40 anni, nel suo negozio di leccornie e prodotti tipici aperto da qualche mese insieme alla sorella Elisabetta: «Ho studiato giurisprudenza, mi sono occupata di scienze dei beni culturali, ma poi ho deciso di tornare qui, a casa, per vendere quei frutti di genuinità e qualità che sono il nostro olio, la marmellata, i biscotti, la birra artigianale, la pasta fatta a mano. Il mio negozio è tra i vicoli bianchi e immacolati stretti e ingarbugliati come funi, il rapporto umano con chi vive accanto è fortissimo, nelle pause pranzo scendo al mare, Lecce si raggiunge in mezz’ora. A Specchia ho aperto un capitolo nuovo della mia vita, qui si può ricominciare». Purché si abbia fede, ammonisce però bonariamente Roberto Biasco, 47 anni, frate nativo di qui, dove torna dal convento in cui risiede a Casarano, ad accudire i genitori: «È un borgo pieno di spiritualità, in cui i giovani si raccolgono in preghiera alla Chiesa della Madonna del Passo e a quella di Santa Eufemia che ha l’abside rivolto a Oriente come si usava secondo l’uso bizantino. A me piace molto passeggiare a piedi, perdermi in contemplazione nelle stradine strette sulle quali affacciano dimore cinquecentesche di grande fascino come i Palazzi Pisanelli, Balsamo, Teotini, Ripa. E pensare alla luce che la gente di qui, con l’olio ricavato dalla campagna e dai suo frantoi ipogei, ha portato in tutta l’Europa visto che il succo delle olive veniva usato per illuminare case e città, persino lo Zar russo ne godeva…».


A dare la carica a tutta Specchia provvede anche un’altra giovane dalla sprizzante vitalità, che si chiama Martina Lia, ha 27 anni, e gestisce la pasticceria di famiglia, quella dei Martinucci, partiti da qui per poi conquistare tutto il Salento coi loro gelati alle creme: «Perché andare via se puoi realizzarti esaltando quello che di più buono c’è nel territorio? La gastronomia è una delle nostre forze e poi c’è il calore della gente. Siamo accoglienti, gentili, una grande famiglia che mi vanto di fare... ingrassare un po’ coi dolci di crema». Lo conferma il volto felice e sereno di Luigi De Giovanni, 64 anni, che dopo una carriera artistica cominciata all’Accademia di Roma e proseguita in Sardegna, ha deciso di fissare definitivamente il cavalletto davanti alla Chiesa Pres. V. Maria («Così mi vedono tutti, ho la benedizione dell’Altissimo e poi li prendo il wi fi di un amico….») e di dipingere il borgo in cui è nato: «La nostra campagna ha una luce romantica, qui il tempo si è fermato, e le persone hanno conservato quel bagaglio di spiritualità derivato dal passaggio di cartaginesi, greci, normanni e crociati. Un po’ fu Guttuso a insegnarmi a catturare certe sfumature di colore, ma è qui, a Specchia, che il sole sembra far ardere le cose, quasi schiacciandole sotto il fuoco della passione».
23 agosto 2014 | 01:50 Corriere della sera
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