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Specchia.it / sezione Cultura

Galleria Mentana Firenze

Luigi de Giovanni a Seulo a dipingere (Galleria Mentana)

 

 

 

 

 

Amministrazione

ANNO DOMINI

Anno domini. Fuga… dalla metafisica di Antonietta Fulvio

Anno zero. Anno Domini. Comunque lo si voglia chiamare, l’inizio della cronologia coincidente con la nascita di Gesù Cristo segna un passaggio epocale. Spartiacque tra vecchio e nuovo, fu l’inizio del crollo della Roma imperiale che non riuscì gestire il cambiamento sociale derivante dalla diffusione del Cristianesimo. Sulla scia di queste riflessioni sulla Storia, e su alcune tra le pagine più importanti del Nuovo Testamento, nel suo atelier a Specchia, Luigi De Giovanni si sofferma a parlare mentre lentamente la tela bianca sul suo cavalletto si riempe di segni... simboli, caratteri...colori.

Appena un mese fa ha concluso una personale inaugurata per la Giornata del Contemporaneo dal titolo Tracce. Era partito da un’indagine sull’evoluzione di oggetti radicalmente modificati dal progresso tecnologico e usati, attraverso anche il recupero della memoria contadina, come pretesto per riflettere sulla società. Il passato e il presente. Ma al centro sempre e solo l’uomo, comunque artefice del proprio destino ma anche strettamente legato agli altri, perché l’uomo animale sociale non può vivere da solo. Ed è in relazione agli altri che l’uomo scopre le proprie capacità come i propri limiti e nel suo personale cammino lascia sempre qualche traccia dietro di sé. Tracce che vengono da un mondo interiore dove trova spazio il proprio credo spirituale e umano. Questo l’assunto di partenza di un nuovo ciclo di lavori, dedicati al tema della Natività.

“Non si può non ricordare il Natale tralasciando il martirio, la morte, il motivo per cui Dio inviò suo Figlio sulla terra. La sua nascita è legata alla rinascita, alla vittoria sulla morte grazie alla Resurrezione, icona di libertà dal peccato. La figura di Pilato è emblematica come la frase che pronunciò presentando il Cristo flagellato - Ecce homo disse - pensando che aver ridotto il Nazareno ad una maschera grondante di sangue fosse bastato ai farisei. Pilato avrebbe avuto il potere di cambiare il corso degli eventi ma non lo fece. Non riuscì a gestire il potere e, purtroppo anche se con formule diverse, la storia si ripete continuamente. Il Natale mi porta ad una riflessione sul ruolo del cristianesimo, sulla Crocifissione che è inscindibile dalla Natività e sul senso dell’esistenza in generale.”

La natività è da sempre un tema molto frequentato nell’arte che vanta capolavori assoluti: dalla rappresentazione affrescata da Giotto nella Cappella Scrovegni di Padova, alla tela di Lorenzo Lotto, ad esempio, che dipinse la devozione della Sacra famiglia inserendo in un angolo buio della grotta proprio il crocifisso. Alla Natività, purtroppo persa, del Caravaggio che dipinse una Vergine, donna e madre ancora prostrata dalla fatica del parto mentre guarda il suo Divino Bambino: in quella posa che non ha nulla di santo è racchiusa tutta la santità dell’evento ma anche l’inevitabile senso del dolore, di quel presagio di morte che è scritto anche nel destino del figlio di Dio.

Sovrapposta alla precedente festività pagana del Sol Invictus, o a quella Ebraica detta Hanukkah, entrambe celebrate il 25 dicembre, la nascita di Gesù Bambino è la festa che celebra il miracolo della vita, l’unico che vede protagonisti anche noi poveri mortali; ma Cristo nasce per un miracolo ancora più grande, la Resurrezione che implica il sacrificio, il dolore, la morte.

“La vita è un insieme di emozioni e sensazioni contrastanti. É amore e disperazione, gioia e dolore, ma anche lotta e tensione verso la felicità. E’ quel che io chiamo il problema delle 24 ore.” E dal destino di dolore che Cristo trae la sua forza, ecco perché l’artista non sceglie di rappresentare il momento della nascita ma il simbolo del sacrificio, passaggio obbligato e scritto dall’Onnipotente perché quella frattura tra Dio e l’Uomo potesse essere colmata.

Come per la personale Tracce, l’artista sceglie di realizzare accanto ad alcune tele una composizione risultante dall’ assemblaggio di dodici moduli - 12 i mesi dell’anno, 12 gli apostoli - un enorme quadrato dove la tradizionale rappresentazione della Natività lascia il posto ad una composizione nuova, provocatoria. Al centro della tela una grande croce, rossa. E poi la frase Ecce Homo, le sigle SPQR, INRI che campeggiano in lungo e largo sulla tela, sovrapponendosi in alcuni punti, richiamando inevitabilmente l’attenzione sui loro significati reconditi. Il colore rosso sembra zampillare come stille di sangue, l’idea del sacrificio è intrinseca nella forma stessa della croce, affiancata da due scale: la scala di Nicodemo diventa per l’artista simbolo dello status sociale: “l’evento religioso della Crocifissione si insinua nella Storia, ne diventa parte integrante la persecuzione del Cristianesimo per la Roma imperiale fu un grande errore politico, l’inizio della fine... i Romani avevano già sconfitto altri popoli in precedenza inglobando la loro cultura; si pensi ad esempio a Cartagine, ma con Israele le cose andarono diversamente”.

D’altra parte un sistema schiavista quale era l’impero avrebbe mai potuto accettare la religione che riteneva tutti gli uomini uguali? che gli ultimi sarebbero stati i primi? che bisognava amare il prossimo come se stessi?

“L’uomo per natura è egoista e, nonostante siano passati tre millenni, senza contare i precedenti, pensa solo al proprio benessere, fa niente se per raggiungerlo deve schiacciare gli altri. Non è un caso che il pesce, simbolo di Cristo nell’iconografia cristiana, sia raffigurato in una forma ben lontana dalla stilizzazione classica perché nella sua grossezza ho voluto rappresentare la falsa ambizione di essere detentori della conoscenza. Da questo punto di vista siamo ancora nelle caverne, il nostro sguardo è dentro la grotta, non fuori. Le paure ancestrali che ci portiamo dentro sono sempre in agguato, la paura del buio come della solitudine, della sofferenza, della morte opprimono il nostro esistere e rendono sempre più problematiche le nostre 24 ore”.

Il blu, colore spirituale per eccellenza, predomina nelle tele dove elementi simbolici come le scale rappresentano una società che continua a vivere in precario equilibrio tra croci che non sono grondanti di sangue ma, bianche o azzurre, rappresentano l’uomo con gli insoluti interrogativi di sempre, quelli che fecero nascere nell’antica Grecia la filosofia.... interrogativi come croci sparse nello spazio pittorico che diventa metafora del mondo, del tempo che viviamo. Il segno sempre più incisivo e materico definisce volumi che si sovrappongono sul piano in un rincorrersi di linee curve e spezzate quasi ad evocare il percorso difficile e tortuoso che è la vita per ogni singolo individuo e, per esteso, della comunità intera. I colori intensi, quasi violenti, diventano espressione dei sentimenti, delle passioni, delle sensazioni che affollano la mente e il cuore dell’uomo di tutti i tempi.

Lo sguardo che l’artista prima rivolgeva ai luoghi dello spazio sono sempre più introiettati al proprio sentire, all’io che cerca di farsi strada tra il groviglio di pensieri che la vita stessa scatena. Ogni tanto qualche giallo/lampo di luce suggerisce il legittimo interrogativo ma una via di fuga esiste?

“É la metafisica, il sogno. - La risposta decisa dell’artista- É nella spiritualità che l’uomo ritrova il coraggio e la determinazione per affrontare i propri demoni, di vivere la propria esistenza riscoprendo la consapevolezza che la forza della rinascita è la libertà del pensiero. Come insegna il messaggio evangelico la libertà nasce dalla sofferenza, dal dolore.”

L’allestimento, curato dall’architetto Stefania Branca, affianca alla modulazione pittorica un’installazione così come accaduto nelle recenti personali tenutesi nell’atelier che, da luogo di ideazione e realizzazione dell’opera, si fa anche spazio interattivo con il pubblico. In virtù di un percorso che continua, tracce di gesso renderanno bianca la pavimentazione dove tra santini e rosari, icone di fede, ognuno potrà almeno per un momento riflettere sul significato più autentico del Natale. Un Natale lontano dalla festa consumistica, e non solo per il clima di recessione, ma perché traccia di una spiritualità ritrovata.

 

Galleria Mentana, Piazza Mentana, 2/3 r Firenze

Tel. +39.055.211985

www.galleriamentana.it   -

Crypt Gallery

020 7388 1461

http://cryptgallery.org/

 

“Italian art in London” le vie dell’arte

 

La rassegna “Italian art in London” le vie dell’arte, splendida Crypt Gallery, Euston Road, Kings Cross, NW12BA, London, U.K., si è da poco conclusa con grandissima soddisfazione degli artisti e dei galleristi coinvolti.

Dopo un’attenta analisi dei risultati ottenuti si può affermare che questa manifestazione sia stata una delle più belle e interessanti che la galleria Mentana di Firenze abbia pianificato negli ultimi anni.

Gli artisti selezionati, per questa importante rassegna Londinese, sono stati scelti con cura e le loro opere sono state esaltate nella Crypt Gallery, spazio ricco di spiritualità che si è rivelata una degnissima ambientazione per la mostra a carattere internazionale che ha coinvolto le 3 discipline contemporanee, pittura scultura e arti digitali.

Artisti presenti:

Janice Alamanou, Ximena Carraminana, Claudio Francia, Francesca Coli,

Luigi De Giovanni, Margaret Karapetian, Michela Goretti, Wang Yutian, Bungo Morita, Roberto Petitto, Federico Poli, Gonzalo Sanchez, Giovanni Santarelli, Felice Spera, Audrey Traini, Roberta Tresoldi, Yvette Van Den Boogaard, Bianca Vivarelli, Derken, Silvio Bonomo, Francesca Guetta, Perlita Ferri, Alena Appel, Paolo Solei, Giuseppe Allegrucci, Bruno Sfeir, Felice Spera.

La serata inaugurale è stata un vero successo di pubblico e addetti ai lavori che con entusiasmo si sono complimentati per il livello delle opere esposte. Il pubblico intervenuto ha ammirato la mostra e si è complimentato per l’insieme dell’allestimento e la speciale location.

L’interesse ha coinvolto anche artisti inglesi che da sempre mostrano curiosità per l’arte italiana.

La rassegna, è stata inaugurata mercoledì 26 Aprile e si è conclusa sabato 6 maggio alle ore 19 . La mostra ha tenuto i seguenti orari di apertura al pubblico, dalle 15,30 alle 19,30 di tutti i giorni meno la domenica.

Visto il successo e l’importanza di questo evento lo staff della galleria Mentana ha deciso di dedicare una rivisitazione con una mostra delle opere presso i suoi prestigiosi spazi, in Firenze al fine di rivisitare la mostra e consolidare l’evento anche a Firenze, dove da sempre la galleria Mentana è il punto di riferimento degli artisti italiani e stranieri.

 

La mostra si intitolerà “RIVISITAZIONE” e sarà inaugurata sabato 10 giugno alle ore 18 e si potrà visitare fino al 20 giugno 2017.

La serata inaugurale di “Rivisitazione” sarà motivo d’incontro con critici, artisti e pubblico per ricordare la rassegna Londinese e raccontare le impressioni davanti alle telecamere di T V toscana che riprenderà l’intera serata.

Sarà presentato il catalogo, dove a ciascun artista è dedicata una pagina con immagine.

Nell’occasione verrà presentato il video realizzato, con grande dedizione e professionalità da Paola Neri, durante la manifestazione londinese. Tutte le foto fatte da artisti e addetti ai lavori verranno riunite a viste insieme.

Durante l’opening di “Rivisitazione” Giovanna Laura Adreani consegnerà a ogni artista l’attestato di partecipazione alla mostra di Londra.

Il cd che sarà realizzato per l’occasione sarà pubblicato su sul sito internet della galleria Mentana e su altri portali dell’arte.

 

L’organizzazione ringrazia tutti gli artisti che hanno partecipato a questa manifestazione.

Cordiali saluti

Giovanna Laura Adreani.

 

Testo: Luigi De Giovanni

 

“Crypt Gallery” Euston Road, Kings Cross, NW12BA, London, U.K.

 

April 26th – May 6th 2017

 

La luce del Salento nelle malinconie londinesi.

 

Le opere dell’artista specchiese Luigi De Giovanni a Londra in una mostra collettiva, organizzata dalla galleria d’arte Mentana di Firenze e curata da Giovanna Laura Adreani, intitolata “Italian art in London”, che si è tenuta alla Crypt Gallery: cripta, usata per lungo tempo per le sepolture, della chiesa di San Pancras nel cuore della città.

La Crypt Gallery è un ambiente affascinante, ricco di una religiosità suprema, che racconta della caducità della vita e della limitatezza del tempo che passa inesorabilmente sino a lasciare ricordi via via più lontani. L’artista salentino, in ambiente così spirituale, ha presentato opere, che, quasi in un omaggio al luogo, narrano delle atmosfere dei giorni, delle albe e dei tramonti che nel loro scorrere si specchiano nelle variazioni della luce sino a far intravedere l’incessante succedersi di tocchi di colore che sanno donare la magia luministica che caratterizza il suo Salento. Essenza di poesia del paesaggio che, in un susseguirsi di trasparenze e ombre, emerge nei giochi dei colori di una natura dura che parla di risveglio: di abbozzi, di germogli che vogliono esplodere in una prorompente vitalità di gioia cromatica.

Salento luogo dove i forti ulivi, che hanno l’animo indurito dal sole, vogliono sfuggire ai batteri e all’uomo.

Inseguendo le linee veloci del pennello più carico o meno carico, l’artista ci fa ritrovare le distese argentee, interrotte solo dalla terra rossa e da qualche bianco dei muri a secco che pare voglia imbrigliare la libertà. Il sole richiama a se i girasoli in un gioco di gialli dorati che affiorano fra le corolle di un palcoscenico di promesse “pizzicate” con passionalità e pronte per illuminare la Londra di oggi come già seppe fare l’olio lampante nell’ottocento.

I paesaggi e le nature morte di De Giovanni pare aspirino a far sognare i londinesi sino all’urgenza di una finestra fra i verdi argentei che si elevano dai contorti fusti che dolcemente conducono a un tuffo in un mare che attende generosamente di dare refrigerio fra i riverberi di blu.

A Londra l’artista ha portato tutta l’anima di un territorio con le sue bellezze, i suoi problemi, la poesia magica di questa terra che sa ammaliare spirito.

                                                                               Federica Murgia