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Specchia.it / sezione Cultura

Galleria Mentana Firenze

Luigi de Giovanni a Seulo a dipingere (Galleria Mentana)

 

 

 

 

 

Amministrazione

 

“Urlo nero”

Un grido di dolore. Una voce che si perde nella notte di un mare blu diventato tomba. L’ululo del tempestoso vento fa udire il canto delle prefiche che si straziano per affetti altrui e le loro lacrime diventano diluvio travolgente che alza le onde sino a mostrare le oscurità degli abissi: non c’è più speranza. Scappano, i profughi, su carcasse di barche perché hanno avvertito il richiamo di morte che i tamburi di guerra evocano rullando sempre più forte. Ecco lo strazio delle persone impaurite che cercano il loro ultimo soffio di vita.

Nell’artista riaffiora la sinestesia di Quasimodo, in quella memoria ritrova l’oggi, le sue sensazioni, le sue emozioni e una società che sembra aver perduto il senno: tutto viene furiosamente fissato sulle tele dove il colore pare innalzarsi a coprire l’orrore.

Pantarei. Tutto scorre e nulla pare mutare nell’animo umano assettato di potere e sangue. Si sono perse la pace, la fede nella giustizia e nella vita, il raziocinio: il loro spazio è diventato utilitarismo, odio. Ora l’opportunità travolge i sentimenti d’amore e pare non serva più la gioiosa speranza nella religiosità del dono della vita. La bontà e la giustizia sono in putrefazione distruttiva come pure la fiducia nel futuro.

In questo clima l’artista sente “l’urlo nero” e si ritrova nella poesia “Alle fronde dei Salici” di Salvatore Quasimodo. Un altro tempo: ma, sempre, lo stesso uomo.

Lo studio “Sutta le capanne du Ripa”, in piazza del Popolo 21° a Specchia Lecce, sarà sede di una mostra, un’installazione dell’artista di Luigi De Giovanni che per la “Giornata del Contemporaneo” realizzerà una performance che parlerà di morte di guerra e di orrore ma anche di vita di pace.    

                                                         Federica Murgia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSSIMORI PITTORICI

PERSONALE DI PITTURA DI LUIGI DE GIOVANNI

 

Palazzo Risolo, Specchia

20/30 luglio 2019

Vernissage 20 luglio ore 20:30

Con le incursioni live

di Luca Nicolì all’armonica e di Lorenzo Valentino alla chitarra

 

Indagare la società di oggi con tutte le sue contraddizioni, la bellezza malinconica del breve tempo dei fiori e la poesia del paesaggio che sa suscitare poetiche emozioni. Questo il concept della mostra che vede esporre l’artista specchiese Luigi De Giovanni nelle sale di Palazzo Risolo dal 20 al 30 luglio.

La mostra è organizzata da Il Raggio Verde, Arteluoghi e l’associazione e20cult con il patrocinio del Comune di Specchia in collaborazione con la Pro Loco di Specchia con allestimento dell’arch. Stefania Branca.

Dopo i saluti istituzionali di Alessandra Martinucci Sindaco di Specchia;

Chiara Nicole Lia Assessore alla cultura

 

Luigi De Giovanni con la sua pittura istintiva, traboccante di tracce dei percorsi del pensiero, si apre all’esterno seguendo sensazioni che muovono dal suo Io. I suoi soggetti sono i paesaggi, in quest’occasione, soprattutto del Salento dipinti nei mutamenti stagionali, i fiori recisi che dalla rigogliosità piena di speranza dei boccioli di vita lasciano cadere i petali nel tramonto dei loro giorni, le carte dove le garze suturano ferite troppo profonde e troppo spesso nascoste nei cuori delle persone che soffrono, i jeans nel loro racconto di lavoro e rivoluzione delle idee, purtroppo deluse: jeans diventati apparenza, strappati e lisi prima d’essere usati in una finzione vuota. La mostra è tutto questo: un’indagine profonda della società dove l’essere conta meno dell’apparire, dove la finzione è più vera del reale.

 

Testo critico

Gli ossimori pittorici di Luigi De Giovanni di Raffaele Polo

«Da dove cominciamo, con luigi de Giovanni? Verrebbe da suggerire che è importante, più che sufficiente, scorrere i suoi dipinti, le sue creazioni, per avere una esperienza esaustiva e completa di questo artista multiforme che ci impressiona con il suo linguaggio diverso ma sempre coerente in una sorta di ossimoro pittorico, De Giovanni convince e si fa comprendere sia che percorra le vie tradizionali del figurativo (i fiori, i paesaggi) sia che solleciti con l'intrigante astrattismo sia che ci inviti all'informale dei suoi 'jeans', messaggi espliciti di una società contemporanea anch'essa permeata di contraddizioni e nonsense.

Forse, la ricerca dell'intellettuale potrebbe essere articolata nella per nulla peregrina intenzione di scoprire a quali di questi 'generi' il bravo De Giovanni si senta più portato. se, cioè, nel suo intimo artistico alligni con più radicata fermezza il testimone del secolo scorso oppure se l'uomo nuovo del XXI secolo sia quello che i suoi colori, le sue composizioni vogliono annunciare.

Fatto sta che la piacevolezza riservata al fruitore dei lavori di questo artista è comunque univoca e di uguale spessore: ci si addentra negli scorci delle terre genuine del Salento e non solo, in una sorta di 'natura universale' ben codificata da colori e soggetti. oppure si sposta lo sguardo sulle spontanee composizioni floreali, percependo quasi il delicato, naturale odore dei fiori e delle erbe appena colte...

o, ancora, le appena abbozzate figure femminili ci fanno partecipi di una introspezione a metà tra il drammatico e l'erotico, sintetizzando esitazioni e pudori ricchi di sfumature.

il discorso diventa più intrigante con le composizioni che utilizzano il tramite dei 'jeans', oggetto-simbolo di una planetaria rivoluzione del costume e della moda, indubbiamente capaci di comunicare messaggi sublimali e silenziosi soprattutto con le recenti scelte relative a strappi e tagli. come non ricordare la rivoluzione di Fontana, le sue ferite sulla tela tese a far vedere cosa c'è 'dietro' la tela, ancor più importante di cioè che è davanti... ma ricordiamo, così, su due piedi, le invenzioni di Enrico Bay, dedicate alla satira delle grandi uniformi militari o ecclesiastiche, campite sulla superficie con dovizia di ammennicoli, intrusioni e interventi, in un chiaro discorso dissacratorio. o, ancora, le realizzazioni con pezzi di manifesto di Rotella e, scendendo nel particolare, il materismo sempre più presente nei messaggi di tanti artisti che simboleggiano, via via nei loro lavori, le più evi- denti rappresentazioni totalitarie di scritte e oggetti, sino a raggiungere i più scalmanati writer della street art, mai sazi della propria espressività mutuata da muri e vagoni di treni... con de Giovanni, le frasi, i simboli, gli oggetti-simbolo sono mutuati in un completo contesto di interventi cromatici che scuote e denuncia, ponendo l'attenzione via via sulle tematiche prescelte per lanciare provocazioni e messaggi. un mondo pittorico colmo di pathos e movimento, che richiama, per certi versi, quello che fu il Futurismo nel secolo scorso.

ma poi, senza parere, l'artista torna ai suoi soggetti ricchi di introspezione e, pur nella loro spesso evidente immobilità, al mondo di sogni, colori e atmosfere che lo chiamano a ripetere, ogni volta in maniera unica e particolare, quel groviglio di vegetazione o le canne palustri di un angolo di creato... per non parlare del mare, che affiora quasi a sorpresa, ad irradiare tutto il suo fascino e la sua maestosità, a riempire con toni immutabili di disponibile umanità, le tele paesaggistiche di grandi dimensioni che paiono voler abbattere qualsiasi confine pittorico, riversando sulle fiancate della struttura dipinta le proprie colorazioni, affermando con forza che non esistono, non devono esistere limiti, pastoie e argini tecnici per chi vuole rappresentare, pur se in uno spazio limitato, tutta la bellezza dell'universo.

ancora un ossimoro: l'infinito racchiuso in uno spazio finito.
ma quanta abile professionalità, frammista alla poesia di un animo sensibile, in queste fresche composizioni che coinvolgono appieno con la loro presenza e testimoniano la grande capacità affabulativa di de Giovanni.
non è facile, in realtà, decifrare completamente i meccanismi che l'artista di specchia ci sottopone, quasi senza parere e ci lascia lì, guardandoci di sottecchi, attento ma con aria indifferente, quasi a scusarsi per ciò che ci sta mostrando. ma quei soggetti, quei colori entrano profondamente nel nostro animo, riescono a coprire ed annullare le ombre e le mostruosità che spesso vogliono annientare il senso positivo dell'arte, e intendono donarci pace, cultura, sicurezza nel sentimento e nella poesia. ecco allora, come per miracolo, che il caleidoscopico mondo pittorico di Luigi De Giovanni diventa una medicina miracolosa, un vero e proprio rimedio all'indifferente trascorrere di grigie quotidianità, ravviva- te spesso solo dall'indossare uno scolorito jeans...
no, i jeans di luigi sono coloratissimi e ricchi di umore e sapore.
i suoi messaggi sono pieni di fascino e intenzione positiva.
il suo sguardo sereno e pacato è proprio lì, nei suoi quadri, nelle composizioni che, in maniera diversa ma sempre efficace, si susseguono in una infinita galleria di Bellezza e sapienza.»

 

 

 

Scheda

Titolo: Ossimori pittorici

Artista: Luigi De Giovanni

Inaugurazione: 20 luglio ore 20,30

Dal 20 al 30 luglio 2019

Orario Ingresso: dalle ore 19,00 alle ore 22.00

Presenta la mostra Raffaele Polo

Allestimento dell’Arch. Stefania Branca

Incursioni live all’armonica Luca Nicoli, alla chitarra Lorenzo Valentino

Luogo: Castello Risolo Piazza del Popolo, Specchia LECC

 

 

 

 

 

 

 

e20cult - Sutta Le Capanne du Ripa

 

Mostra di Luigi De Giovanni

 

Diversità è ricchezza – Romagna Salento A/R

 

studio “Sutta Le Capanne Du Ripa”, Specchia (LE), Piazza del Popolo, 21A

07/10/2017 - 18/10/2017

Tredicesima  Edizione della Giornata del Contemporaneo promossa da Amaci  - 14 ottobre 2017 - dalle 10:30 alle  21:00

La mostra “Dialoghi con il paesaggio”, Specchia il 7/18 ottobre, è la conclusione del progetto, fatto dalla Cooperativa Sociale “Kara Bobowski” di Modigliana e dal “Raggio Verde edizioni” di Lecce, intitolato “Diversità è ricchezza – Romagna Salento A/R” con ospiti d’eccezione il maestro Luigi De Giovanni, con una mostra e un laboratorio sul paesaggio, e Giuseppe Zippo, pastry chef pasticceria “Le Millevoglie” di Specchia.  

L’artista, nello studio “Sutta le Capanne du Ripa”, espone opere legate alla sua ricerca sul paesaggio e il giorno 14 ottobre converserà con i visitatori sul paesaggio salentino.

Luigi De Giovanni, rapito dai panorami dei suoi luoghi, con impulso irrefrenabile prende i suoi pennelli e fissa gli attimi emozionali che lo portano a rincorre i toni del Salento e immergendosi nel paesaggio dalle chiare sfumature abbacinanti ritrova il suo Io: il suo luogo interiore che lo placa da tutte le ansie e da tutti i tormenti. Un ritorno al suo humus, alla madre terra Genius Loci che lo sa nutrire di tutte quelle sensazioni che sanno d’amore e di serenità. Così lui dialogando con il paesaggio dialoga con se stesso e, nell’armonia dei messaggi delle gradazioni alcune volte improvvise e brusche, insegue linee di orizzonti lontani e prossimi dove i di microcosmi di vita pare vogliano fermarsi da soli sulle tele. Nel suo meditare l’artista s’immerge nell’equilibrio della natura scoprendone l’aspetto migliore che gli fa ritrovare il senso della vita. Federica Murgia

 

Luigi De Giovanni nasce il 12 Febbraio del 1950 a Specchia (Lecce).

Sin dalla più tenera età esegue disegni ed acquerelli seguito dalla madre.

- 1967 dipinge assiduamente e fa la sua prima mostra collettiva.

- 1969 si diploma all’Istituto d’Arte di Poggiardo.

- 1970 comincia a dipingere in maniera informale usando tecniche

       miste e collage.

- 1974 si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Roma.

- 1970  / 1978 segue il Corso Libero del Nudo. 

- 1973 con il maestro Avanessian inizia lo studio dell’imprimitura delle

      tele e l’uso delle terre.

- 1974 si perfeziona nella tecnica ad olio.

- 1980 sperimenta la tempera all’uovo; realizza alcune opere con un

           unico filo conduttore “ le scalate sociali”.

- 1986  collaborazione con la Galleria degli Artisti – CAGLIARI

- 1988 sperimenta tecniche miste con l’uso di materiali di scarto

       simbolo di “rifiuto” quali: segatura, trucioli metallici, pezzi di

       gomma inservibili, carta e tessuti e successiva performance con

       lancio di uova.

- 1988 inizia il rapporto con la Galleria “Mentana” di Firenze che lo

      presenta alla Fiera Arco di Madrid. 

- 1990 comincia a realizzare e ad esporre opere che hanno come filo

           conduttore “l’angoscia nella società attuale” e comincia ad

           usare i vecchi jeans come tele per le sue opere a carattere

           sociale e come pittosculture, con successiva installazione.

- 1998  collaborazione con la Galleria La Bacheca – CAGLIARI 

- 2000  Collaborazione con la Galleria Della Tartaruga – ROMA  

- 2000  comincia a fare installazioni con i jeans e vari altri materiali o oggetti.

- 2003  Collaborazione con la Galleria “III Millennio”  Venezia

- 2011  performance con coinvolgimento del pubblico.

 

 

 

 

 

 

 

 

Itinerari Londinesi

ART ON TOUR… LONDON
Royal Opera Arcade
Pall Mall Street – London

Dal 21 al 26 aprile, 2019

Opening
Sunday 21 aprile 2019 h. 6.00 p.m.

Questa importante rassegna di arti visive, che si terrà nella Royal Opera Arcade Gallery di Londra, diventa palcoscenico di uno spaccato delle tendenze e delle ricerche degli artisti presentati e abitualmente seguiti dalla galleria d’Arte Mentana di Firenze .

Partecipanti:
ELISABETTA PALMISCIANO - MELLE WILLIAMS - EVA BREITFUSS - HARIN NA - BIANCA VIVARELLI - GIANNI MUCÈ - URSULA RADEL - ALESSANDRO MAZZONI - AUDREY TRAINI 900 - ALESSANDRO SESSA - ROBERTO CALLÀ - ANNA MARIA GIORDANO - FERDINANDO COFFANI - FRANCESCA COLI - LUIGI DE GIOVANNI
La pittura di Luigi De Giovanni trova ispirazione nelle variegate sfumature della natura che l’artista interpreta poeticamente sino a coglierne l’essenza e lo spirito intrinseco. Nelle opere, realizzate “en plein air”, vibrano i colori che, diventati tracce dei pensieri, si materializzano in un susseguirsi di segni essenza dell’animo e della mutevolezza della luce. Luigi De Giovanni, Diplomato all’Istituto d’Arte di Poggiardo e all’Accademia di Belle Arti di Roma ha al suo attivo numerosissime mostre in Italia e all’estero.

Royal Opera Arcade (ROA) Gallery, 5b Pall Mall, St. James's, London SW1Y 4UY, Regno Unito
Telefono: +44 20 7930 8069

GALLERIA D'ARTE MENTANA
http://www.galleriamentana.it/

Tel. (+39) 055 211985 / 335 1207156

 

 

DIVERSITÀ È RICCHEZZA. SALENTO ROMAGNA A/R
LUIGI DE GIOVANNI ESPONE A MODIGLIANA
27 AGOSTO – 3 SETTEMBRE
READING LETTERARIO A CURA DELLA CASA EDITRICE IL RAGGIO VERDE
PRESENTAZIONE DEL LIBRO “SALENTITUDINE” DI CARLO PETRACHI
28 agosto | Tavola rotonda: DIVERSITÀ È RICCHEZZA

Il Salento, con la casa editrice Il Raggio Verde, va in trasferta in Romagna dal 27 al 29 agosto per portare la bellezza e l’energia positiva e creativa del nostro territorio e farne dono agli amici di Modigliana. Coltivare con questo gemellaggio la bellezza della cultura dell’incontro.
Diversità è Ricchezza. Salento Romagna A/R, come suggerisce il titolo, ha avuto un prologo nel Salento, lo scorso 20 giugno, quando in occasione del Convegno “Cultura e sociale” (presso la sede del GAL Capo S. Maria di Leuca) Franca Soglia, presidente di “Kara Bobowski”, ha presentato la sua cooperativa nata venticinque anni fa a Modigliana e l’idea di realizzare un gemellaggio culturale rafforzando il sodalizio con la casa editrice Il Raggio Verde con la quale si è avviata una collaborazione tre anni fa grazie al libro “C’è facebook per te”.

Sarà una delegazione di autori e artisti salentini ad approdare in quel di Modigliana per realizzare appunto una full immersion tra arte e letteratura per celebrare questo importante anniversario per la cooperativa “Kara Bobowski”.
Nella città romagnola l’artista Luigi De Giovanni insieme al pastry chef Giuseppe Zippo saranno gli ospiti d’onore della Festa. Con loro però la casa editrice porterà alcuni autori salentini, tra i quali Carlo Petrachi che con il suo Salentitudine porterà in terra romagnola il profumo del mare del Salento e le sue storie. L’obiettivo è di rafforzare le eccellenze che accomunano i due territori nei vari settori, per consolidare e ampliare i rapporti culturali, sociali ed economici, per offrire ai territori interessati nuove e serie opportunità di sviluppo nei diversi campi del vivere civile e stabilire nuove connessioni. E come se non attraverso i linguaggi dell’arte? Dalle mostre (vernissage domenica 27 agosto ore 18) quella curata dal GAD - Kara Bobowski - Abbraccio Verde e quella sul paesaggio di Luigi De Giovanni, protagonista nei giorni successivi anche di un laboratorio aperto al pubblico e in particolare agli ospiti del centro, alla staffetta letteraria in programma sempre domenica 27 agosto, alle ore 19, che unirà in un alternanza di suoni una selezione di testi di scrittori romagnoli e salentini: Salvina La Marca, Alberta Tedioli, Niceta Maggi, Anna Signani, Anna Paola Pascali e Franca Soglia. In apertura presentazione del libro “Salentitudine” di Carlo Petrachi. Regia poetica: Antonio Spino; Regia sonora: Walter Perini.
A seguire buffet a cura di Abbraccio Verde e AUSER.Infine i sapori, anch’essi si fonderanno per creare nuove suggestioni e imbastire nuove storie. Dal Salento come accennato arriverà per il gran galà per realizzare le sue dolci creazioni il pastry chef Giuseppe Zippo.
Particolarmente significativo sarà la tavola rotonda sul tema: “Diversità è ricchezza” che si sovlgerà lunedì 28 agosto nella sala Bernabei in piazza Matteotti a Modigliana.
Dopo i saluti di benvenuto di Valerio Roccalbegni, sindaco di Modigliana seguiranno le introduzioni di Viviana Ceroni, presidente Associazione GAD; Franca Soglia, presidente Coop. Sociale Kara Bobowski; Nicoletta Galassi, coordinatrice Coop. Agr.-Soc. Abbraccio Verde; Angelica Sansavini, consigliere Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì
Giusy Petracca, presidente “Il Raggio Verde” edizioni di Lecce. Parteciperanno al convegno con i loro contributi Bruno Biserni, presidente GAL L’Altra Romagna, Carlo Petrachi, autore del libro “Salentitudine” ed esperto di storia salentina; Mauro Neri, presidente Confcooperative Forlì-Cesena; Antonietta Fulvio, direttore editoriale “Il Raggio Verde” edizioni e direttore responsabile della rivista “Arte e luoghi”; Alfonso Pascale, docente del Master in Agricoltura sociale dell’Università degli Studi Roma Tor Vergata in convenzione con la Rete Fattorie Sociali e l’Associazione Oasi.
Modererà Serena Bambi, responsabile di posizione organizzativa Unione dei Comuni della Romagna Forlivese
Al termine buffet a cura di Cooperativa Kara Bobowski e Ass. GAD in collaborazione con Caffetteria La Piazanova.
Tantissime le attività in programma, segnaliamo in particolare martedì 29 agosto, nello splendido giardino Don Giovanni Verità in via Marconi, il “Percorso culinario dalle colline romagnole al mare del Salento” nell’ambito delle cene Open Air a cura di Abbraccio Verde, GAD e Kara Bobowski con la partecipazione del pastry chef salentino Giuseppe Zippo.


Presentazione su Arte e Luoghi (Mensile di Arte Cultura Spettacolo e Curiosità) testo di Antonietta Fulvio


La scenografia dell’esistenza. Lo spazio, il tempo, la memoria. Sono i cardini lungo cui si snoda la poetica di Luigi de Giovanni che nella ricerca della luce-colore ha la sua essenza. In un gioco di rimandi, dalla vista al gesto passando dall’ascolto, figlio del silenzio, al dialogo esclusivo con l’universo: De Giovanni intesse il suo racconto per immagini cogliendo il problema dell’estetizzazione del reale.
Come gli antichi greci creatori di miti, De Giovanni ha generato il suo. Raccontare i luoghi ritornando alla Natura. Ritrovare il genius loci che alberga in ogni paesaggio partendo dallo studio del colore, dalla luce naturale che dovrebbe essere la lente attraverso cui guardare le cose del mondo. Oltre i 16:9 dei tv al plasma, dei monitor - dai pc, ai tablet ai cellulari di ultima
generazione - che sembrano essere diventati lo spazio di confronto che intrappolano la natura e la natura dell’uomo. Una pittura estetica ma anche etica che inviti l’uomo ad una profonda riflessione e a rifondare la società in relazione ad un rapporto più autentico con la natura, senza dimenticare l’arte del buon governo della polis secondo la definizione aristotelica che vuole l’uomo per natura animale politico.
Questo, in estrema sintesi, il leitmotiv della sua ricerca stilistica e pittorica. Una ricerca iniziata negli anni Sessanta nell’Accademia di Belle Arti a
Roma, allievo dei maestri Avanessian e Vergoz (per la specializzazione in Scenografia). Poi lo studio del nudo con i maestri Guzzi, Spadini e lo stesso Avanessian con il quale, legato da profonda amicizia, continua un rapporto di lavoro e di studio che lo porta a dipingere en plein airper tre mesi i paesaggi marini nella provincia di Taranto e a perfezionare la tecnica dell’olio, dell’imprimitura delle tele, le tempere all’uovo. Tecniche che padroneggia con assoluta maestria per realizzare i suoi lavori, quasi quinte scenografiche, dove protagonista è un paesaggio non antropizzato, selvaggio, eppure l’uomo è presente, è lo stesso artista con il suo punto di vista a raffigurarne e a farne percepire i sentimenti, le paure ancestrali e i mutamenti dell’animo che seguono nel ritmo ver-tiginoso del colore le variazioni della natura. A parte l’iniziale esperienza figurativa e gli studi grafici, se si vuole cercare l’uomo non lo si troverà mai nelle composizioni pittoriche di De Giovanni che ha via via concentrato la sua attenzione e la sua indagine sul paesaggio. Che si tratti della Puglia o della Sardegna, o di una dimensione più intimistica, l’artista passa dal macrocosmo al microcosmo per raccontare in fondo l’esistenza umana tra paradossi e certezze legate alla contemporaneità, senza necessariamente ritrarre l’uomo. Anche quando ricorre all’evoluzione degli oggetti, risultato della tecnologia che soffoca la memoria contadina, o ai jeans, trasformandoli da supporto pittorico a icona dell’umanità, per esprimere e rappresentare il disagio della civiltà che cambia, il crollo delle ideologie, le ingiustizie sociali, il mal de vivre che rende schiavi. Lui, però con la sua pittura, intrisa di filosofia, è un uomo libero. Ribelle, forse. Ma libero di esprimere le sue idee, ciò che sente e ciò che vede, estraniandosi quasi dal contingente per raggiungere con la sua arte una sorta di limbo dove annulla lo spazio e il tempo. Un po’ come il pittore leonardiano, “padrone di tutte le cose che possono cadere in pensiero all’uomo” lui le genera con i mezzi a sua disposizione, il tratto, i contrasti cromatici, perfino le spremiture di colore direttamente sulla tela. Perché il colore è il linguaggio, la parola che si fa immagine, volume che riempie il vuoto, materia che cattura la luce. La sua ricerca pittorica coincide con un tema ricorrente che è il senso della vita e il rapporto con il cosmo. Lo abbiamo visto anche nelle sue più recenti esposizioni da La rinascita di Flora, mostra preludio al suo Dialogo con la natura – oltre i 16:9 (Brindisi, 2013) al progetto artistico, E il naufragar m’è dolce in questo mare, mostra itinerante partita nel 2014 da Tricase, che lo ha visto impegnato a costruire un itinerario pittorico lungo una direttrice immaginaria che attraversa i comuni nell’area del “Parco Naturale Regionale “Costa Otranto S.M. di Leuca - Bosco di Tricase”: Alessano, Andrano, Castrignano del Capo, Castro, Corsano, Diso, Gagliano del Capo, Ortelle, Otranto, Santa Cesarea Terme, Tiggiano e Tricase. Costa dopo costa, Luigi De Giovanni ha tracciato un percorso che è materia e colore, segno e memoria. Perché l’arte è uno strumento di valorizzazione e di promozione dei luoghi e di un ritorno ai luoghi per un approccio più autentico con la Natura. Riannodando il filo mai interrotto del suo “Dialogo con la natura”, coerente centro della sua poetica che lo ha visto esporre da Parigi a New York, da Cannes a Bruxelles oltre che nelle principali città italiane, Luigi de Giovanni dal 26 al 3 settembre sarà ospite a Modigliana dove terrà tra l’altro un laboratorio sul paesaggio e sulle narrazioni del colore. In mostra naturalmente i paesaggi del Salento, le marine e i fiori...la natura che si srotola davanti ai nostri occhi quotidianamente. In ogni sua tela si può leggere l’omaggio a Madre Terra, al miracolo della creazione che si fa pensiero e colore. Se è vero che esiste un linguaggio dei fiori proprio con essi De Giovanni parla da sempre delle angosce che possono rendere cupa l’esistenza, come il buio ingoia il paesaggio racconta della caducità della vita,
metaforicamente resa nelle nature morte floreali che occupano l’intera tela in cui rintracciare il sentimento del sublime. Ma i sentimenti sono eterni. Non hanno tempo. Appartengono a generazioni di generazioni, da quando il primo uomo ha respirato il profumo di essenze diventate memoria: come l’odore intenso della terra bagnata dalla pioggia, il bouquet dei fiori di campo, la fragranza inebriante della macchia mediterranea, percezioni e visioni immagazzinate come dati per poi essere decodificate e riaperte come file del ricordo. De Giovanni ha inventato un suo codice espressivo, elaborando e digerendo i grandi maestri dell’arte dall’impressionismo, all’espressionismo, alla scuola romana; il suo segno è materico, incisivo, la sua tavolozza dai cromatismi quasi sempre violenti perché la natura è violenta – dice – non è mai statica. C’è sempre in corso una lotta, invisibile agli occhi, perché l’equilibrio naturale resti tale. Per lui dipingere è un rito ancestrale e con la stessa sacralità con cui gli antichi sacerdoti si recavano al tempio ce lo immaginiamo quando all’alba imbraccia tele e pennelli per catturare una minima variazione di luce, il gioco di ombre o semplicemente i fotogrammi di una pellicola che la natura srotola davanti ai nostri occhi, quotidianamente. Con immutata passione si dirige in un luogo ben preciso, perché, come lui stesso rivela, ha scoperto degli angoli della sua Specchia, come del Salento e della Sardegna, dove trovare l’inquadratura perfetta da trasferire sullo spazio pittorico. Uno spazio che può moltiplicarsi nei moduli quadrati, nelle tele rettangolari che si avvicinano alla dimensione di quel sedici noni attraverso i quali noi umanità di terzo millennio guardiamo alla realtà. Una realtà fittizia, perché elaborazione di bit, di pixel che ci rendono prigionieri.
Il nostro spazio visivo è sempre più uno spazio virtuale. Mediatico. Dal tubo catodico al plasma, ai led, i monitor sono diventati la nostra finestra sul mondo e spesso, sempre più spesso, dimentichiamo di aprire le finestre reali e guardare la natura che prosegue inarrestabile il suo ciclo
vitale. Un ciclo che Luigi De Giovanni inquadra e cerca di fermare in uno spazio tempo che ha perso le coordinate convenzionali. La sua pittura è un invito a guardare. Oltre e dentro noi stessi. A riflettere su quel processo di equilibrio che è alla base della vita e che noi con il nostro agire quotidiano stiamo alterando, e seriamente compromettendo in una direzione che può portare solo ad un processo irreversibile.
Luigi De Giovanni è un sognatore perché la dimensione del sogno e la metafisica sono la vera password per accedere alla spiritualità che domina tanto il cosmo esteriore che quello interiore. Nell’arte si rinnova l’estrema attuazione della libertà del pensiero, quel guardare oltre e dentro di sé che fa fede a quel meraviglioso precetto leonardiano secondo il quale il pittore «se vuol generare siti deserti, luoghi ombrosi o freschi ne’ tempi caldi, esso li figura, e così luoghi caldi ne’ tempi freddi. Se vuol valli, il simile; se vuole dalle alte cime di monti scoprire gran campagna, e se vuole dopo quelle vedere l’orizzonte del mare egli n'è signore; e così pure se dalle basse valli vuol vedere gli alti monti, o dagli alti monti le basse valli e spiagge. Ed in effetto ciò che è nell'universo per essenza, presenza o immaginazione, esso lo ha prima nella mente, e poi nelle mani, e quelle sono di tanta eccellenza, che in pari tempo generano una proporzionata armonia in un solo sguardo qual fanno le cose».
E lui, con la sua pittura, nipote della Natura, ci offre insoliti e originali sguardi. A noi la scelta di
imparare a guardare. Oltre i 16:9, appunto.
degiovanniluigi.com