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Le
nature vive di un pittore che reinventa il paesaggio Ditelo
con i fiori: la parabola internazionale di Luigi De Giovanni
tra informale ed espressionismo Il tormentoso percorso
artistico di Luigi De Giovanni si è trasformato in un
frenetico itinerario geografico. Firenze, Milano, Roma, Pisa,
New York, Madrid: i pop-jeans, i fiori, i paesaggi della
Barbagia di Seulo lasciano la ristretta confusione
dell-atelier cagliaritano per conquistare orizzonti lontani.
Il Duemila, potrebbe dirsi, ha aperto il mondo al pittore
leccese naturalizzato sardo: bonario cinghiale che non va a
vedere le sue mostre oltre i confini dell'isola perché tutto
gli si può chiedere fuorché di metter piede su un aereo. Un
paradosso, forse, come apparentemente paradossale è il suo
pendolarismo pittorico fra il cupo pessimismo informale e
l'abbagliante gaiezza espressionista delle nature vive. Ma
l'apparenza inganna, perché i due momenti stilistici - mai
trascurati l'uno per l'altro, mai
definitivamente,,,,,,, |
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,,,Ma,
parallelamente, ecco l'innamoramento per il chiarismo, la
scoperta dell'abbacinante luce che deriva dalla primordialità
di un paesaggio solare, quello trovato in Sardegna: distese
bruciate, verdi e gialli tenui o brillanti, panorami selvaggi,
boschi, alberi, frutta, fiori, fiori, e ancora fiori. Lavora
su tela, si prepara la tempera all'uovo, adopera gli acrilici
riuscendo a dare vitalità e sfumature calde. Viva la luce,
viva il colore! Il contrasto non è contraddittorio. Mauro
Manunza
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